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Aumenta il divario tra Nord e Sud

E’ quanto emerge dall’analisi sulle economie regionali fatta dal Centro studi di Confcommercio, diffusa in coincidenza con l’assemblea annuale che s’è tenuta nei giorni scorsi

La Lombardia è la regione con la migliore performance, mentre, all’ultimo posto si trovano Calabria e Sardegna con crescita zero

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CATANZARO – Aumenta il divario tra Nord e Sud. Quest’ultimo crescerà quasi tre volte meno rispetto al Nord. Nella hit parade economica, la Lombardia, con una crescita dell’1,7%, è la regione con la migliore performance, mentre, all’ultimo posto si trovano Calabria e Sardegna con crescita zero. E’ quanto emerge dall’analisi sulle economie regionali fatta dal Centro studi di Confcommercio, diffusa in coincidenza con l’assemblea annuale che s’è tenuta nei giorni scorsi Si tratta di un divario che si conferma anche per i consumi con il Sud a +0,4 % e il Nord a +1,2 %. Per aree, la stima del Pil 2023 è di un +1,4 % per Nord-Ovest e per Nord-Est, +1,2 % al Centro (e in media per il Paese), +0,5 % al Sud. Osserva la rivista ildiariodellavoro.it, a commento di questi dati: «A preoccupare è il calo demografico: nel 2023 la popolazione italiana si è ridotta di quasi 1 milione di persone rispetto al 2019, di cui oltre la metà solo nel Mezzogiorno. Nel lungo periodo, tra il 1995 e il 2023, solo quest’area ha perso residenti (oltre 900mila) e Molise, Calabria e Basilicata sono le Regioni con i maggiori cali percentuali (tra l’11 e il 12%)». 

«Prosegue, poi, - si legge ancora - senza sosta il processo di terziarizzazione della nostra economia: le imprese dei servizi di mercato, quelle che Confcommercio rappresenta, hanno sfiorato i 2,8 milioni nel primo trimestre di quest’anno, ossia il 54,8 % del totale un dato che rappresenta un record storico. Inoltre, tra il 2012 e il 2023, sono cresciute del 2,5% a fronte di un calo del 2,6% delle imprese di tutti i settori economici. Il Sud, in questo caso, è l’area che mostra la maggiore vitalità per questo segmento di imprese con una crescita del 6,2 %». Insomma, secondo le stime dell’Ufficio Studi Confcommercio, quest’anno il Pil registrerà un aumento dell’1,2% e i consumi dell’1%. Stimato un lieve miglioramento nel 2024 con Pil a +1,3% e consumi a +1,1%. Quanto all’inflazione, l’associazione prevede una crescita del 5,9% nel 2023 per calare al 2,3% nel 2024. Il 2023, quindi, dimostrerà di essere un «anno di transizione tra la fase di recupero post-pandemico e un futuro incerto nel quale la crescita economica è tutta da costruire. Carlo Sangalli, presidente storico di Confcommercio, ha commentato: «Oggi il livello del Pil è superiore del 2,5% rispetto al quarto trimestre 2019. Abbiamo più che recuperato i livelli pre-pandemici restano, però, ancora indietro i consumi che nella media 2022 risultano inferiori di circa venti miliardi di euro rispetto al 2019. E rallentano, a partire da quelli alimentari, per quell’inflazione che continua a mordere, che erode il potere d’acquisto. I nostri settori sono stati i più colpiti da crisi su crisi, ma non si sono mai arresi». Infine, una nota di speranza: «C’è spazio per nuova occupazione. Il terziario di mercato sta vivendo una persistente carenza di personale. Nel turismo e nel commercio, mancano, ad esempio, rispetto al 2022, circa 480 mila lavoratori. E per oltre il 40%, vi è un concreto rischio che la domanda non possa essere soddisfatta, soprattutto per la mancanza di competenze. Occorre, allora, intervenire per colmare la distanza tra formazione ed esigenze delle imprese».

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