Lo Scaffale : Cinema

La nuova grigia su “I cieli di Alice”

La regista racconta di aver scelto questa trama perché voleva parlare della guerra “nel modo in cui mi è stata raccontata dalla mia famiglia”

“I cieli di Alice”, film diretto da Chloé Mazlo, è ambientato negli anni '50 e racconta la storia di una ragazza di nome Alice (Alba Rohrwacher), che vive tra le alte e verdi montagne svizzere insieme ai suoi familiari. La giovane, però, ha un grande desiderio: lascia la Svizzera e partire alla scoperta del mondo.

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È così che quando riceve la proposta per un impiego come ragazza alla pari a Beirut, per Alice sembra essere arrivato il momento che tanto aspettava e, senza rifletterci troppo, parte subito per il Libano. Arrivata a Beirut, la ragazza si ritrova in una città molto diversa da quelle a cui è abituata in Svizzera. Qui il sole è sempre presente, le persone sono esuberanti e, in generale, in tutta la città si respira un clima molto vivace, perfetto per vivere quelli che sono i migliori anni della sua vita.

Poco tempo dopo il suo arrivo, Alice conosce anche Joseph (Wajdi Mouawad), un astrofisico dal carattere gentile, di cui si innamora perdutamente e con il quale inizia una storia d'amore, che la porterà a costruirsi in seguito una famiglia con il ragazzo. La giovane sembra aver trovato la sua dimensione e aver realizzato la sua felicità, ma il dramma è dietro le porte. Negli anni '70 lo scoppio della guerra civile porta una nuvola grigia sul paese e inevitabilmente trasforma il paradiso di Alice in un inferno, dove ogni equilibrio e certezza costruita negli anni inizia a vacillare. Ma la ragazza è pronta a non abbandonarsi alla disperazione, né a permettere alla minaccia della guerra di distruggere la sua vita felice.

“Volevo parlare della guerra nel modo in cui mi è stata raccontata dalla mia famiglia», ha spiegato la regista. Una ratio filmica eccellente quella alla base de I cieli di Alice. Partendo infatti dall’epopea della nonna di cui l’Alice di una magistrale e variopinta Rohrwacher ne ricalca la dimensione caratteriale e le inerzie dell’arco di trasformazione, la Mazlo scatena il potere della memoria di famiglia e della sua magia costruendo una digressione temporale delicata che – nella vivacità di un linguaggio filmico sperimentale nella sua compenetrazione di onirico, reale, e animato – vede sprigionare la gioia della scoperta del mondo e nella riscoperta di sé.

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