Approfondimenti

IL PIANO B DI LETTA E MELONI

IL PIANO B DI LETTA E MELONI

Marco Antonellis è un collega molto addentro nei palazzi della politica e le sue notizie sono sempre esclusive ed attendibili.

Dalle colonne de ilgiornaleditalia.it ha descritto uno scenario post elettorale assolutamente plausibile e lontano dalle illazioni fantapolitiche di commentatori ritenuti più qualificati. Il titolo è: “Se Berlusconi e Salvini dovessero crollare Giorgia Meloni ha già pronto il piano B”. Dando per scontato che il piano A preveda una vittoria abbondante del centrodestra con il conseguente approdo di Giorgia Meloni a Palazzo Chigi, il secondo scenario, il piano B appunto, delinea una strategia ben più complessa e interessante che potrebbe scattare nel caso in cui Berlusconi e Salvini uscissero bastonati dalle urne rendendo vani gli sforzi e i risultati della Meloni.

PUBBLICITA'

Leggiamo Antonellis: “Insomma, se per colpa di Forza Italia e della Lega che stanno riproponendo campagne elettorali vecchie di anni il centrodestra non dovesse ottenere una vittoria degna di questo nome ecco che si sta già pensando ad un'alternativa che certamente troverebbe le orecchie attente di Sergio Mattarella: verificare la possibilità di un'alleanza tra i due partiti che usciranno vincitori dalle prossime elezioni, ovvero Fratelli d'Italia e il PD di Enrico Letta. Da soli potrebbero superare tranquillamente il 45% e con il contorno di qualche centrista (Calenda, Toti, Lupi, Di Maio, Renzi) non avrebbero problemi a rimettere in piedi la grande coalizione, stavolta però tagliando le ali estreme ovvero Salvini e Conte (non Forza Italia perché Silvio Berlusconi farebbe il diavolo a quattro per essere della partita anche dopo aver defenestrato Mario Draghi)”.

A questo punto Matterella non potrebbe far altro che ridare l’incarico a Draghi “con un doppio vantaggio per Giorgia Meloni ed Enrico Letta: potrebbero ridisegnare le coalizioni di centro-destra e centro-sinistra a loro immagine e somiglianza disfacendosi da un lato di Matteo Salvini (Berlusconi tanto ormai è a fine corsa) e dall'altro di Giuseppe Conte. Ma avrebbero anche un altro grande vantaggio: sarebbe Mario Draghi a togliere le castagne dal fuoco almeno per i prossimi due o tre anni che saranno quelli più duri per la probabile recessione e in attesa che finisca la guerra tra Russia e Ucraina. Successivamente sarebbe molto più facile per la politica tornare a governare il paese da Palazzo Chigi. Non senza però aver spedito Mario Draghi al Quirinale”.

Un accordone dal sapore niente affatto distopico che potrebbe comprendere le riforme costituzionali (quella presidenziale in primis) tanto care a Giorgia Meloni. 

Continua Antonellis: “Riforme che una volta approvate manderebbe necessariamente a casa Sergio Mattarella. A quel punto sarebbe Mario Draghi a salire al Colle e Giorgia potrebbe tranquillamente approdare a Palazzo Chigi. Ma in una situazione certamente più facile di quella che troverebbe andando al governo in autunno. E magari come cadeau troverebbe anche un repubblicano alla Casa Bianca, cosa che gli faciliterebbe non poco il compito.”

A riprova della credibilità di questa ipotesi, Antonellis riporta una dichiarazione di Guido Crosetto, primo consigliere della Meloni. Per Crosetto "il dialogo è un dovere. Meloni ed Enrico Letta, pur nelle differenze di vedute, hanno un rapporto serio". Con Mario Draghi lo stesso: "Sarebbe da irresponsabili non chiedere aiuto a chiunque abbia qualcosa da offrire per sostenere il Paese. Se capiterà serviranno persone disposte a governare impegnandosi più negli atti legislativi che sui social un aiuto a chiunque abbia qualcosa da offrire per aiutare il nostro Paese a diventare più grande, più forte, più affidabile".

Insomma, comunque vadano le elezioni, prepariamoci a vederne delle belle con buona pace di chi continua a credere alla “democrazia dell’urna”.

 L'articolo integrale nel Settimanale di venerdì in formato digitale

 

Ultim'ora