La riforma Cartabia è stata al centro di un interessante convegno all’Università di Catanzaro: a confronto magistratura, avvocatura e mondo accademico
Questioni attuali e prospettive del sistema nelle relazioni degli addetti ai lavori. Evidenziate le criticità dettate dalle nuove norme
PUBBLICITA'
I problemi della giustizia alla luce di una riforma molto controversa. È stato questo il tema al centro del convegno dal titolo “La giustizia penale dopo la riforma Cartabia: questioni attuali e prospettive”, convegno che si è svolto al Dipartimento di Giurisprudenza, Economia e Sociologia dell’Università Magna Grecia di Catanzaro. L’evento, che è stato organizzato dalla professoressa Elena Andolina, titolare della cattedra di Diritto processuale penale dell’ateneo catanzarese, ha registrato un confronto di alto spessore tra esponenti della magistratura, dell'avvocatura e del mondo accademico e culturale.
Dopo i saluti istituzionali del professore Geremia Romano, direttore del Dipartimento di Giurisprudenza, Economia e Sociologia dell’Università di Catanzaro, e dell’avvocato Valerio Murgano, presidente della Camera Penale di Catanzaro e direttore della Fondazione Scuola Forense presso il Consiglio dell'Ordine degli avvocati di Catanzaro, al convegno sono intervenuti il dottore Vincenzo Capomolla, procuratore aggiunto vicario della Repubblica di Catanzaro, la dottoressa Abigail Mellace, consigliere della Corte d’Assise di Appello di Catanzaro e il professore Antonino Pulvirenti dell’Università Lumsa di Palermo. Le conclusioni sono state invece affidate al professore e avvocato Adolfo Scalfati dell’Università Tor Vergata di Roma, presidente dell’ ssociazione tra gli studiosi del processo penale “Pisapia”. Grazie al contributo degli autorevoli relatori il convegno ha rappresentato una importante occasione di confronto e dio riflessione critica sulle ricadute della riforma dell’ex ministro della Giustizia Cartabia in ambito del processo penale, una riforma che ha fatto e ancora fa molto discutere non solo li addetti ai lavori ma anche la politica. La riforma punta a velocizzare i processi andando a eliminare tutti gli aspetti che maggiormente lo rallentano e ne aumentano il carico. La riforma conferma che la prescrizione del reato resta bloccata dopo la sentenza di primo grado, sia essa di condanna che di assoluzione, ma modifica il decorso successivo alla pronuncia. Più nel dettaglio viene imposto un limite di tempo massimo per il giudizio d’appello e di Cassazione.
«Prosegue inarrestabile l’erosione della centralità del dibattimento e l’arretramento alla fase delle indagini preliminari che esce profondamente modificata. Sicché – ha sottolineato la professoressa Elena Andolina nella sua relazione introduttiva - si pone la seguente alternativa: o si introducono correttivi compensativi delle garanzie difensive dell’indagato o si prende atto dello stravolgimento del sistema».











