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Inflazione, Calabria al tredicesimo posto

Secondo i dati relativi all’inflazione diffusi dall’Istat, il Codacons ha stilato la classifica delle regioni dove i prezzi al dettaglio ad ottobre hanno registrato gli aumenti più pesanti

Una percentuale dell’11,2, che tradotto significa una “stangata annua da 2686 euro a nucleo residente” 

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CATANZARO - Tenendo conto dei dati relativi all’inflazione diffusi dall’Istat, il Codacons ha stilato la classifica delle regioni dove i prezzi al dettaglio ad ottobre hanno registrato gli aumenti più pesanti e la Calabria si piazza al tredicesimo posto con una percentuale dell’11,2, che tradotto significa una “stangata annua da 2686 euro a nucleo residente”.

L’associazione dei consumatori spiega inoltre che “la spesa annua per consumi dei nuclei residenti è fortemente diversificata sul territorio, con le famiglie del nord che spendono di più rispetto a quelle che vivono nel Mezzogiorno. Questo significa che il tasso di inflazione ha effetti differenti sulle tasche dei consumatori”.

Considerata la crescita dei prezzi registrata dall’Istat ad ottobre nelle varie regioni, e senza considerare possibili tagli dei consumi da parte delle famiglie, il Codacons ha dunque elaborato la classifica delle regioni italiane dove i listini al dettaglio crescono di più, e i conseguenti effetti sulla spesa dei nuclei residenti. 

A CATANZARO - Nel mese di ottobre 2022 a seguito della rilevazione dei prezzi al consumo per l’intera collettività (NIC) effettuata dall’Ufficio Statistica del Comune di Catanzaro, l’indice complessivo della città è pari a 116,4 con una variazione tendenziale del 10,0 ed una variazione congiunturale dello 3,0.

L’analisi generale delle divisioni di spesa a livello congiunturale evidenzia, in particolare, aumenti per abitazione, acqua elettricità e combustibili (+23,4%). I dettagli del report sono consultabili sul portale www.comune.catanzaro.it.

C’è da ricordare che nel decreto Aiuti quater è stata innalzata la soglia dell’esenzione fiscale dei fringe benefit aziendali, misura che ha l’obiettivo di mitigare i problemi causati dall’inflazione. Da 600 euro si passa a fino 3mila euroin busta paga. Una misura contro il caro bollette, un aiuto esentasse concesso dai datori di lavoro privati ai propri dipendenti che, se vogliono, possono accreditare sullo stipendio per sostenere le spese relative alle utenze di luce, gas e acqua. Il decreto Aiuti Quater, in attesa di pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale, alza solo per il 2022 l’importo massimo dei cosiddetti fringe benefit erogabili ai dipendenti liberamente dalle aziende.

l rimborso per luce e gas in busta paga spetta a tutti i dipendenti del settore privato in forza di una libera scelta delle aziende, come tutti i fringe benefit. Sono infatti i datori di lavoro, secondo le proprie politiche di welfare, a decidere o meno se riconoscerlo insieme alla retribuzione. In particolare, tra i datori di lavoro interessati vanno ricompresi, sempre che dispongano di propri lavoratori dipendenti, anche:

  • i lavoratori autonomi e studi professionali;
  • gli enti pubblici economici;
  • i soggetti che non svolgono un’attività commerciale.

In più, per quanto riguarda i dipendenti, sono compresi anche i percettori di reddito da lavoro assimilato a quello da lavoro dipendente, ovvero:

  • collaboratori tipo CO.CO.COamministratorilavoratori autonomi occasionali;
  • altri soggetti percettori di redditi di lavoro assimilato, come per esempio i tirocinanti.
  • Restano esclusi gli statali.

 L'articolo integrale nel Settimanale di venerdì in formato digitale

 

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