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Esterno Notte, "Aldo Moro è l'Italia"

Esterno Notte, "Aldo Moro è l'Italia"

La serie in sei puntate con cui Marco Bellocchio rimette mano al racconto del caso Moro, vent'anni dopo il suo Buongiorno, notte, con uno straordinario Fabrizio Gifuni nel panni del presidente della Dc

Eleonora Moro è invece una monumentale Margherita Buy nel ruolo della sua carriera: riservata ma non mite, continuamente spiazzata dall'incalzare degli eventi e sempre più orripilata dalla politica

"Aldo Moro è l'Italia". Si dice in Esterno Notte, la serie in sei puntate con cui Marco Bellocchio rimette mano al racconto del caso Moro, vent'anni dopo il suo Buongiorno, notte. Francesco Cossiga, Papa Paolo VI, Adriana Faranda, Eleonora Moro. Più tante figure di mezzo (o mezze figure) come Benigno Zaccagnini, Enrico Berlinguer, Valerio Morucci, Domenico Spinella, Cesare Curioni, un probabile Steve Pieczenik. E naturalmente Giulio Andreotti. Bellocchio affronta la serialità come il più geniale degli showrunner, perché invece di puntate crea stazioni della Via Crucis per un morituro predestinato dalle sue scelte politiche e personali.

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1978. Aldo Moro, nel farsi campione del compromesso storico, firma la sua condanna: agli occhi delle Brigate Rosse, che vogliono il rovesciamento del governo, e a quelli della Democrazia Cristiana più conservatrice, che rifiuta qualunque coalizione con il Partito Comunista Italiano. Moro viene rapito dalle BR e trattenuto in prigionia per 55 giorni di buio, durante i quali all'esterno succederà di tutto: incontri al vertice, crisi di coscienza, tavoli politici e tormenti privati, accordi e disaccordi, e poi lettere, segnalazioni, comunicati, false piste e piste volutamente falsate, proteste di piazza, maxiprocessi, udienze. Tutto sotto gli occhi di tutti, eppure tutto segreto e misterioso. È quella notte esterna in cui l'Italia ha vissuto e continua a vivere, poiché il caso Moro, come molti altri misteri nazionali, resta impresso nella memoria di tutti, ennesimo vulnus di Stato destinato a non essere sanato.

Lavati bene le mani, ripete Moro – uno straordinario Fabrizio Gifuni - alla figlia, e saranno in molti a lavarsi le mani di lui, compreso il più pilatesco di tutti, quell'Andreotti cui non è dedicato un capitolo ma che aleggia su tutta la vicenda, comparendo qua e là come una maschera da Bagaglino, e portando via con sé tutti si segreti di Stato. E sulle mani di Cossiga, ben interpretato da Fausto Russo Alesi e chiamato ad incarnare un senso di colpa inestinguibile, compaiono macchie che ricordano quelle sulle mani di Lady Macbeth. Anche Palo VI, in cui si cala con autorevolezza e pietas Toni Servillo, si impone un cilicio e una condotta pubblica che fa di lui l'alter ego ecclesiastico di Moro. Persino Adriana Faranda (la "dura" Daniela Marra) è tormentata dal dubbio: sulle vere intenzioni dei brigatisti, sul senso logico di sacrificare l'ostaggio, sulla scelta di abbandonare la figlia per sposare la rivoluzione.

Eleonora Moro è invece una monumentale Margherita Buy nel ruolo della sua carriera: riservata ma non mite, continuamente spiazzata dall'incalzare degli eventi e sempre più orripilata dall'immobilismo della DC, gradualmente consapevole del martirio cui i suoi "amici" hanno destinato il marito, pentita della fiducia loro accordata. Aspettando la seconda parte tra due settimane.

 

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